Green Storytellers

Il nostro
armadio
e il Pianeta

  • Categoria: Diario di Viaggio
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Solo l'1%
dei capi
viene riciclato

Commissione EU
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Magliette, camicie, scarpe, jeans, maglioncini: i nostri armadi sono pieni di vestiti acquistati in abbondanza perché a basso prezzo. La “fast fashion” ha trasformato sempre più il nostro vestiario in un prodotto di consumo “usa e getta”.

Ma la sovrapproduzione di capi d’abbigliamento genera un impatto sociale e ambientale insostenibile. Si stima che il settore tessile sia responsabile del 20% dello spreco globale di acqua e del 10% delle emissioni di anidride carbonica.

Migliaia invece sono le fabbriche nel mondo a cui viene affidata la produzione dei capi che per minimizzare i costi di produzione sottopongono i proprio lavoratori a condizioni di totale sfruttamento.

In Bangladesh, uno dei tanti paesi in cui viene dislocata la produzione di moltissimi capi che indossiamo, sono oltre 7000 le fabbriche abusive in cui donne e bambini lavorano per poche decine di euro al mese ammassati in edifici fatiscenti, senza uscite di sicurezza o scale antincendio.

Infine il dato più sconcertante viene rilasciato dalla Commissione Economica delle Nazioni Unite, solo l’1% dei vestiti prodotti viene riciclato, l’85% di essi finisce in discarica. Nella sola Europa ogni anno viene prodotta una mole di rifiuti tessili pari a 16 milioni di tonnellate.

Ma è possibile fare qualcosa per limitare l’impatto che il nostro vestiario ha sulla salute del Pianeta? La risposta è “sì” e ciò che siamo chiamati a fare non è poi così complesso; basta seguire un briciolo di buon senso e quella punta di saggezza tipica dei nostri nonni.

A condividere con noi alcuni semplici consigli per un comportamento più sostenibile è Nicolò Cipriani, fondatore di Rifò, giovane azienda pratese che si occupa di recupero e riciclo di materiale tessile dal quale viene realizzata una meravigliosa linea di abbigliamento sostenibile.

 


Consiglio #1: Hai davvero bisogno di un nuovo capo?

La maggior parte degli acquisti è emozionale. Acquistiamo una maglietta che sarà destinata ad essere indossata in occasione di un evento e poi dimenticata nell’armadio fino al fatidico momento in cui decideremo di buttarla. Chiediamoci allora se abbiamo davvero necessità di quel capo! La risposta potrebbe essere un sincero “no”. Il pianeta (ed il nostro portafoglio) ce ne saranno grati.

 


Consiglio #2: Sfruttiamo ciò che abbiamo

Non è solo una nostra impressione: più un abito viene indossato e più si adatta alle forme del nostro corpo (specie se realizzato con materiali di qualità). Godiamoci i vestiti che abbiamo (e solitamente sono tantissimi!): facciamoli nostri e sfruttiamoli invece di sostituirli con altri più nuovi (e probabilmente di minore qualità).

 


Consiglio #3: Investiamo sulla qualità

Un tempo era una “condicio sine qua non”: un prodotto doveva essere in grado di durare nel tempo. Oggi invece diamo quasi per scontato materiali scadenti (vedi fibre tessili sintetiche), realizzazione frettolosa (hai dato un’occhiata alle cuciture di quella maglietta da 3€?) ed una durata dei nostri capi estremamente breve. Questo non è logico (né salutare per le nostre finanze e per il nostro pianeta!) Investiamo solo in capi di qualità realizzati con cura e con tessuti naturali! A fronte di un prezzo superiore avremo un prodotto capace di durare nel tempo e farci sentire bene.

Buon vestiario a tutti!
Il Pianeta ringrazia!

Photo by Priscilla Du Preez on Unsplash

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Forse lo ignoriamo, ma quello del vestiario è uno dei settori più inquinanti del pianeta! Alcuni dati possono aiutarci a capire, seppure in parte, le dimensioni del problema: sostanze chimiche, utilizzo di acqua, dispendio energetico… Ciò che colpisce è la percentuale di riciclo pari all’1%. Su 100 capi gettati solo uno di essi verrà effettivamente riciclato, gli altri finiranno in discarica. | Photo by Micheile Henderson on Unsplash

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