Green Storytellers

Perché
cambiare
strada

  • Categoria: Diario di Viaggio
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Nuove
scelte
e priorità

Una nuova rotta
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Ci siamo sempre occupati di Teatro Civile. Da oltre 10 anni cerchiamo storie di coraggio in giro per il mondo per poi portarle sulle tavole di un palcoscenico.

Abbiamo parlato di Ex-Jugoslavia, Rwanda, Guerra Fredda, diritti umani e memoria e credevo sinceramente che questa fossa la nostra strada. Una strada chiara e familiare. Ne ero convinto.

Poi all’improvviso è arrivato un virus capace di cambiare tante cose, ma soprattutto di obbligarci a fermare l’orologio, comprendere il tempo e aprire gli occhi su quello che ci circonda.

Durante le complesse settimane di quarantena abbiamo deciso di intervistare la gente. Lo abbiamo fatto in remoto attraverso un collegamento internet. Abbiamo intervistato decine di persone da tutto il mondo, cercando di conoscere le loro vite e capire come stessero affrontando un momento tanto difficile.

Ogni intervista si articolava attraverso una serie di domande sempre uguali che spaziavano dalle principali difficoltà nella vita di tutti i giorni alle strategie che ognuno implementava per riuscire a passare il tempo lungo giornate apparentemente infinite.

Ma la domanda più importante dell’intervista era l’ultima: “che cosa cambieresti del mondo quando tutto questo finirà?” Si trattava di una domanda da molti punti di vista senza senso, dato che nessuno poteva (e può forse) ancora comprendere se mai questa emergenza sanitaria globale avrà una fine, ma un elemento ci sorprese: la risposta a quest’ultimo quesito era pressoché sempre la stessa: “quando tutto questo sarà finito, vorrei rispettare di più il mondo che mi circonda!”.

La crisi climatica, l’inquinamento, i problemi ambientali erano la costante in ognuna delle risposte. La quasi totalità del campione ci confessava che era questa la questione che stava loro più a cuore, perché nel bene o nel male tutti abbiamo compreso che il delirio di questi mesi ha un unico reale responsabile: l’essere umano.

Ed è stata proprio questa consapevolezza affermata in maniera pressoché identica di bocca in bocca, rimbalzata di chat in chat, a dare il via ad un processo di cambiamento.

Un articolo, un sito, un libro e poi un altro. Un intervista, un incontro in remoto e poi un altro ed infine i tanti piccoli tasselli di un puzzle che ci è apparso finalmente in tutta la sua gravità: la crisi ambientale è imponente, inquietante e necessita il nostro aiuto. Ora.

Abbiamo cambiato strada? Forse una parte del nostro lavoro, importante e presente, lo ha fatto per davvero. Vogliamo continuare a raccontare di Storia, Memoria e Diritti Umani, ma dobbiamo fare qualcosa per l’Ambiente. Dobbiamo farlo ora. Non riusciamo a voltarci dall’altra parte, pensando che tutto si sistemerà. Noi non siamo fatti così.

È per questo che è nato “Green Storytellers”: per permetterci di donare a questo pianeta l’unico talento che ci sentiamo davvero di possedere: quello di parlare al cuore delle persone. Forse per molti abbiamo cambiato strada, ma a dire il vero continuiamo a restare fedeli alla nostra missione: raccontare storie di coraggio per rendere le persone più consapevoli e felici.

Photo by Karsten Würth on Unsplash

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Secondo le statistiche una persona ogni quattro afferma che i difficili mesi passati hanno portato con sé una nuova profonda consapevolezza. È proprio nei momenti di difficoltà che portiamo ad interrogarci su che cosa è davvero importante per noi e sulle reali responsabilità del nostro comportamento. Il nostro sarà un mondo migliore al termine della pandemia? Solo il tempo (e le nostre azioni) sapranno darci una risposta. | Photo by Eddy Billard on Unsplash

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